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Cosa mi hanno insegnato 30 anni di esperienza nella fabbricazione


A non dare nulla per scontato. E, a volte, ci si dimentica delle cose semplici. Ad esempio il controllo del pH dell’acqua che esce dalle resine scambiatrici di ioni. Oppure, che anche un prodotto con caratteristiche chimico fisiche perfettamente corrispondenti al campione di laboratorio può avere caratteristiche sensoriali diverse. Che dire poi dello sforzo di riduzione dei tempi di fabbricazione e dell’aumento delle dimensioni dei mescolatori, che può portare a incompleta omogeneità dei risultati, appena una materia prima è leggermente diversa dallo standard? In altri casi, una formula di rossi labbra può dare risultati disastrosi di trasudazione se le temperature di colaggio non sono ben tenute sotto controllo. I campioni standard sono un’altra fonte di problemi; se non rinnovati periodicamente, conducono a deviazioni notevoli. Ombretti cremosi con ossicloruro di bismuto diventavano sempre più grigi, perché non protetti dall’effetto catalitico della luce, che formava Bismuto metallico molto suddiviso, di colore nero. Un derivato della lanolina fondeva parzialmente e cristallizzava sulla superficie di un fard colato sotto l’effetto del cambio di temperatura giorno/notte, mentre ciò non succedeva in stufa a 45° o in frigo a 4° C. Il risultato, una superficie piena di crateri. Capire i problemi significa non solo conoscere la chimica delle sostanze, ma soprattutto controllare tutte le variabili di processo e ambientali. E imparare dai propri errori.