Pelle chiara in un mondo iper-abbronzato

Può sembrare un controsenso, ma l’esigenza di schiarire la pelle è impellente per una buona metà del mondo civile. Riguarda tutte le popolazioni asiatiche, ma anche molte donne del centro e sud America. Anche una parte delle Africane ha questa aspirazione. In Giappone, comincia a essere considerato un problema già dopo i 25 anni per almeno l’80% delle persone intervistate. In Europa, chi comincia a preoccuparsi è solo un terzo delle donne indagate, che abbiano raggiunto la soglia dei 40 anni. Fino al 1.1.2001 si potevano trovare sugli scaffali di profumerie, farmacie ed altri canali distributivi, creme schiarenti per la pelle a base di idrochinone. Da allora, invece, l’idrochinone può essere usato solo ed esclusivamente nelle tinture per capelli, a causa degli effetti tossici evidenziati quando applicato topicamente. La tecnologia ci viene in aiuto oggi con sostanze più sicure. In primo luogo, una filtrazione ad ampio spettro (sia UVB che UVA) , per diminuire lo stimolo alle cellule che producono la sostanza colorante e rallentarne la produzione. Tra le sostanze usate, scoperte analizzando l’effetto schiarente dovuto ad alcuni funghi, l’acido kojico e i suoi derivati oppure l’acido azelaico e i suoi composti. Più efficaci se usati in miscela, e accompagnati da filtri solari, sostanze chelanti il ferro e attivatori di passaggio transdermico.