Le costellazioni sistemiche: conservanti o non-conservanti?

Per evitare reazioni avverse durante il consumo dei cosmetici, la legge prevede adeguati criteri di purezza microbiologica. In primo luogo, allo scopo di escludere rischi da patologie batteriche, danni da alterazione chimico-fisica della formula o da eventuali tossine formatesi per metabolismo microbico. Poi, per assicurare vita di scaffale e intervallo d’uso sicuri. Quando la formula non è auto-preservante, i conservanti o antibatterici sono, da sempre, l’aggiunta formulativa equivalente alla striscia di rosso di garanza con cui i Romani certificavano la qualità dei tessuti di cotone (da cui la parola garanzia). Promettono la conservazione del prodotto fino all’acquisto e la non proliferazione di micro-organismi indesiderati e potenzialmente pericolosi (batteri o altri microorganismi) durante l’impiego. La loro addizione è tuttavia considerata un ‘male necessario’, perché non priva di noti rischi secondari. La legge ne prevede restrizioni d’uso, per evitare intolleranze cutanee e allergie; tiene conto infatti della potenziale pericolosità acuta e cronica dei conservanti, distingue il loro impiego come semplici additivi ‘salva-vita’ del prodotto da quello di attivi sulla superficie cutanea. La valutazione dei rischi tossicologici derivanti dal loro uso cosmetico si scontra sempre con una realtà inevitabile: molti conservanti sono riportati come allergeni comuni nella letteratura dermatologica. Come mediare tra rischi per il prodotto e quelli per il consumatore? Tra le possibili strategie, prenderemo in considerazione una tecnica risolutiva, detta delle "costellazioni sistemiche”.